Copia di Attualitą della regola benedettina-CENTRO STUDI INTERGENERAZIONALE

CENTRO STUDI INTERGENERAZIONALE

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ABBAZIA-SANTUARIO S. MARIA LA SANITÀ DEL CASALE DI PISTICCI

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Secondo le tradizioni locali, la presenza dei benedettini a Pisticci, risalente attorno al 1087, è legata alla famiglia Normanna dei Maccabeo, donatrice ufficiale nei confronti di Nicola di Taranto, abate del monastero pisticcese. Ma dopo diversi approfondimenti, non si può attribuire con certezza né la donazione del monastero ai benedettini né la sua fondazione. Le caratteristiche architettoniche, inoltre, del complesso religioso, non risultano essere neppure contemporanee alla presunta data di fondazione. Infatti, alcune sculture del portale di S. Maria del Casale, sono confrontabili con quelle presenti nel Castello di Bari o di Gioia del Colle. Per altri aspetti, viene rapportata alla chiesa di S. Maria D’Anglona la cui costruzione risulta terminata nel XIII sec. Queste analogie formali, farebbero risalire il complesso di Pisticci attorno al XIII sec. Secondo alcuni documenti del 1095 doveva esistere, però, una primitiva chiesa, facente parte di un complesso basiliano preesistente all’insediamento benedettino. Il patrimonio affidato ai benedettini, al momento del loro insediamento, era abbastanza consistente: castelli, terre, chiese e casali.

Nel 1452, dopo 370 anni di apostolato i benedettini dovettero lasciare Pisticci e l’Abbazia passò sotto la guida dei Certosini della Certosa di S. Lorenzo di Padula. I Certosini risollevarono le sorti dei possedimenti e potenziarono i rapporti con la popolazione creando numerose cappelle rurali nel territorio. Con la legge napoleonica del 7 agosto 1809, i Certosini furono spogliati dei loro beni e abbandonarono il complesso e tutti gli arredi sacri furono trasferiti nella Certosa di Padula. Rimase alla comunità pisticcese solo la venerata statua della Madonna della Sanità, sita nella chiesa, favorendo la prosecuzione del culto domenicale. Nel secolo scorso, la statua della Vergine fu incoronata da papa Giovanni Paolo II. Il complesso per anni abbandonato, cominciò a dare segni di squilibrio statico, più tardi, negli anni Sessanta, furono avviati i primi lavori di consolidamento.

Del complesso religioso dei benedettini, rimane la chiesa, portata allo stato originario grazie a dei restauri eseguiti negli anni Sessanta. Per quanto riguarda l’intero complesso, grazie alla rappresentazione grafica realizzata dall’agrimensore Grammatico di Ferrandina nel 1677, si può comprendere come doveva presentarsi il complesso in quegli anni: chiesa a tre navate con tetto a salienti, affiancata dall’edificio monastico con pozzo circolare al centro della corte. Quello che si ammira oggi, rispecchia l’impianto benedettino a tre navate absidate. Esse sono divise da cinque pilastri per lato, gli archi di comunicazione tra le navate sono a sesto ogivale, le absidi hanno forma semicircolare munite di finestrelle. Tre finestrelle anche per le pareti laterali. L’apparecchiatura muraria è in pietra da taglio alternata a mattoni locali, tipica delle costruzioni lucane medievali. Il fronte è arricchito dal portale architravato e lunettato (sul quale un cittadino anonimo ha pensato di incidere la data 1087), con la presenza di un protiro poco aggettante, decorato con foglie d’acanto spinoso; i capitelli sono scolpiti con figure di animali. Il fronte laterale sud del sagrato, presenta la porta di comunicazione tra la chiesa e il monastero.

Agli inizi del XVIII sec. la chiesa subì delle modifiche di stampo barocco: le coperture lignee vennero sostituite da volte a botte e a crociere, falsi cornicioni, falsi stemmi di stucco furono applicati su tutte le pareti, il pavimento fu rifatto con quadroni di argilla locale. Le tre absidi, non più richieste dalla nuova risistemazione barocca, furono demolite e i varchi chiusi; sulle pareti furono create delle nicchie e appoggiati i dorsali dei nuovi altari arricchiti da stucchi. Il campanile fu lasciato nello stato di rudere e in sostituzione fu aggiunto un elemento a vela per ospitare la campana. Durante i lavori di restauro degli anni Sessanta del Novecento, si provvide a eliminare quasi del tutto gli stucchi e gli interventi di stampo settecentesco.

Oggi, secondo un progetto molto recente, la chiesa risulta restaurata, ripristinando all’interno il soffitto a capriate lignee. Sono stati eliminati gli stucchi dal cleristorio, le tre absidiole risultano ripristinate. Sulla facciata spicca la successione di archetti a tutto sesto sotto la cornice, il grande rosone e il portale di forma ogivale. Il grande rosone ha le stesse decorazioni del portale e immette luce nella chiesa insieme alle monofore sulle pareti laterali, munite di vetrate recenti raffiguranti dei Santi.
 

 16 GIUGNO 2016                                                                                 Circolo della Cultura di Miglionico